Che cos’è il pensiero computazionale?

Nello scorso post, dedicato al coding, abbiamo introdotto anche il concetto di pensiero computazionale. Di cosa si tratta? E perché sta diventando così importante nella didattica? A questa e a diverse altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo. Partendo proprio dalla domanda principale: che cos’è il pensiero computazionale?

Una definizione di pensiero computazionale

Immaginate di dover organizzare un trasloco. In che modo agireste? Probabilmente compilereste una lista di ciò che vi serve e dei compiti necessari a organizzare il lavoro al meglio, senza perdere o danneggiare nessun oggetto e nel minor tempo possibile. Quindi procedereste con le operazioni pratiche: procurarsi scatole e materiale da imballaggio, suddivisione degli oggetti in base alla resistenza agli urti e così via. Per ogni oggetto dovreste trovare l’imballo adatto e una collocazione ottimale all’interno di una scatola.

Bene: senza saperlo avete applicato molti dei principi alla base del pensiero computazionale! Avete posto un obiettivo (traslocare), analizzato le possibili vie per raggiungerlo (azienda di traslochi o fai-da-te? Meglio pluriball o carta di giornale?), avete tracciato un piano d’azione eseguibile (acquistare scatole, nastro adesivo, imballare prima gli oggetti delicati ecc.).

Jeannette Wing è una scienziata e docente di informatica del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel 2006 il suo documento Computational Thinking ha cercato di chiarire e definire cos’è il pensiero computazionale attraverso una serie di assunti. Ecco quelli più significativi.

Il pensiero computazionale è una capacità fondamentale per tutti, non soltanto per gli ingegneri informatici. Assieme alla lettura, la scrittura e la capacità di calcolo, dovremmo aggiungere anche il pensiero computazionale tra le abilità analitiche di ogni bambino.

Il pensiero computazionale riguarda la risoluzione dei problemi, la definizione di sistemi, e la comprensione del comportamento umano, attraverso i concetti fondamentali della scienza informatica. Il pensiero computazionale include una gamma di strumenti “mentali” che riflettono l’ampiezza della scienza informatica.

Il pensiero computazionale riformula un problema apparentemente difficile in uno che sappiamo di essere in grado di risolvere, magari attraverso la riduzione, l’inclusione, la trasformazione o la simulazione.

In sostanza, quindi, il pensiero computazionale è l’applicazione dei principi del pensiero informatico per la risoluzione di attività o problemi logici più o meno complessi. Una capacità che può risultare fondamentale nella vita di tutti i giorni e non soltanto davanti allo schermo di un computer.

Ma è proprio davanti allo schermo di un computer che è più facile impararne i principi.

In che modo sono collegati coding e il pensiero computazionale?

Il pensiero computazionale può essere appreso fin dall’infanzia, e il modo probabilmente migliore per farlo è svilupparlo attraverso i principi del coding.

Il coding è dunque la palestra dove quale sviluppare il pensiero computazionale.

Come abbiamo visto nel precedente post, il coding insegna a ragionare in modo logico, a scomporre un problema in blocchi più semplici, trasformandoli fino a trovare il modo di risolverli.

Attraverso il coding i bambini possono trovare un’applicazione immediata a principi teorici del pensiero computazionale, possono imparare facendo e divertendosi, hanno uno strumento per scatenare la propria fantasia e imparare i linguaggi di programmazione, le lingue del futuro.

Non dimentichiamo, però, che il computer può aiutarci con la sua potenza di calcolo, o svolgendo le attività più ripetitive e noiose. Ma senza il nostro pensiero e i nostri comandi non sarebbe in grado di fare nulla autonomamente.

Introdurre il pensiero computazionale nella scuola primaria

Per i bambini, imparare il pensiero computazionale non significa soltanto “imparare a programmare” o peggio “ragionare come un computer”.

Significa ottenere dei formidabili strumenti per apprendere in modo più facile e per risolvere problemi, a scuola come nella vita di tutti i giorni.

Come detto, imparare a fare coding è il mezzo migliore – ma anche il più divertente e stimolante! – per portare il pensiero computazionale a scuola. Di questo è convinto, fin dagli anni 60, uno dei papà del coding applicato alla didattica, Seymour Papert.

Papert è stato pedagogista e informatico, ha collaborato con Jean Piaget, e ha visto da subito il computer e la programmazione informatica come lo strumento perfetto per insegnare fin da bambini come ragionare e risolvere problemi in modo efficace. Per questo obiettivo ideò nel 1967 LOGO, il primo linguaggio di programmazione dedicato agli studenti delle scuole elementari, assieme a Wally Feurzeig e Cynthia Solomon.

Fu proprio Papert, nel suo saggio Mindstorms del 1980, a introdurre il concetto di pensiero computazionale. Quello stesso concetto che, a distanza di oltre 20 anni, è stato ripreso in mano e attualizzato dalla sua collega Jeannette Wing e che oggi, grazie alla diffusione del coding e degli strumenti per impararlo, sta entrando nella didattica delle scuole, nelle classi e nelle stanze dei nostri figli, migliorandone l’apprendimento e le capacità cognitive.