Imparare il coding è un gioco! Intervista con Marco Morello

Marco Morello

Dopo il primo intervento di Alessandro Bogliolo, il nostro ciclo di interviste dedicate al coding e pensiero computazionale prosegue con un nuovo intervento, questa volta a cura di Marco Morello, formatore sui temi del web e dell’innovazione, co-fondatore del team Web Genitori e di HappyNet nonché champion del CoderDojo di Perugia.

I CoderDojo sono dei club gratuiti il cui obiettivo è l’insegnamento della programmazione informatica ai più piccoli: un’iniziativa di beneficenza internazionale basata su tematiche legate al digitale e portata avanti attraverso il contributo di professionisti e appassionati rivolta ai bambini, ai loro genitori e agli insegnanti che desiderano affacciarsi al mondo del coding.

Perché è importante introdurre il coding e il pensiero computazionale nelle scuole?

La ricerca contemporanea ritiene che il pensiero computazionale sia da considerare “la quarta abilità” che i bambini devono acquisire in un percorso di formazione completo. Ovvero: fin dai primi anni della loro formazione devono imparare a leggere, scrivere, contare e a risolvere i problemi individuando e attuando una strategia idonea.

Pensiero computazionale” è una locuzione che riguarda quindi la capacità di individuare il miglior modo per risolvere un problema, scomponendolo nei suoi elementi di base e rendendo il processo di soluzione riproducibile anche da altre entità (siano macchine o esseri umani). Se ci pensiamo quindi il pensiero computazionale non serve solo a chi diventerà programmatore (e non potrà quindi farne a meno) ma anche a chi diventerà caporeparto in un negozio, responsabile del personale, amministratore delegato, insegnante, genitore… ovvero sarà una competenza utile a chiunque debba organizzare al meglio le proprie attività o aiutare una o più persone a svolgere i propri compiti.

Un approccio precoce a queste tematiche darà ai nostri ragazzi gli strumenti per trovare autonomamente una via per la soluzione dei problemi che incontrano nella scuola, nel lavoro e nella vita – che poi è anche il fondamento del progetto educativo di Maria Montessori: Aiutami a fare da solo.

Per chi avesse qualche dubbio sull’utilità del coding, suggerisco una lettura poco impegnativa ma illuminante: l’articolo “Coding: una guida per principianti dedicata ai genitori” di cui ho realizzato una traduzione autorizzata.

Qual è secondo lei il modo più efficace per far innamorare i più piccoli del coding?

Giocare. Non c’è cosa più seria ed efficace del gioco. Con Scratch i bambini scoprono di poter realizzare un videogioco in un paio d’ore – questo apre loro la possibilità di investire ore e ore di “lavoro” nella realizzazione del proprio videogame, del proprio cartone animato, della propria applicazione… Scoprono che la programmazione può essere uno strumento per esprimere le proprie necessità, realizzare cose che non esistono (o che non esistono proprio come piacciono/servono a noi)… scoprono una possibilità che non sapevano di avere. I detrattori di Scratch ritengono che questa semplicità sia fuorviante, perché fa credere che programmare sia facile – e poi quando i ragazzi si ritroveranno a programmare davvero, con linguaggi di programmazione seri, saranno frustrati da esperienze più difficili delle loro aspettative.
Posto che la programmazione è un esercizio di applicazione del pensiero computazionale utile a tutti, anche a chi da grande non farà mai il programmatore, avvicinarsi al coding tramite il gioco rende possibili cose altrimenti insperabili: bambini che abbandonano il tablet per tutta una domenica mattina per mettere a punto il videogioco creato da loro, classi che creano simulazioni di battaglie storiche, piccoli musicisti che inventano strumenti musicali e si esibiscono con loro composizioni… si parte dal gioco, si scopre un mondo, e poi il resto è la vita che si realizza.

Se potesse intervenire a livello istituzionale e legislativo, quali misure prenderebbe per la diffusione del coding nelle classi?

La politica ha certamente un ruolo di guida nella società civile e democratica ma poi sono le persone che abbiamo vicino a fare la differenza: non c’è legge che possa spezzare l’entusiasmo e il valore di una buona maestra. Ciò detto, proporrei queste cinque iniziative:

  1. Creare un pool di maestre e professoresse (ok, ok, anche qualche professore!) per ottenere guida e consulenza nelle scelte più idonee basata sulle loro esperienze in aula.
  2. Ridare centralità al libro e alla lettura, specialmente nelle prime fasi dell’infanzia: mi concentrerei sulle tematiche del pensiero computazionale da affrontare come metodologia, gioco, approccio creativo alla soluzione dei problemi, senza l’uso di alcun device (il così detto coding unplugged).
  3. Rendere obbligatoria la partecipazione dei genitori a cicli di incontri sul tema della responsabilità genitoriale nell’ambito delle nuove tecnologie, perché la famiglia è il luogo in cui si impara a comportarsi e a vivere in società.
  4. Acquistare dispositivi semplici e low cost, perché li vorrei in tutte le scuole. Quando parliamo di coding, ovvero programmazione, la potenza di calcolo necessaria è poca, le prestazioni sono secondarie e l’ingombro del dispositivo può essere irrisorio.
  5. Portare, all’interno della scuola, figure altamente specializzate che operano per la crescita culturale nel digitale con l’obiettivo di formare e affiancare “sul campo” gli animatori digitali e gli insegnanti. Non basta comprare le attrezzature per trasformarsi in un centro di competenza digitale: come per l’insegnamento in generale, anche quella dell’animatore digitale dev’essere una vocazione guidata da passione e competenza.

Cosa suggerirebbe a un docente che vuole avvicinarsi al coding?

Innanzitutto direi la stessa cosa che dico ai bambini e ai ragazzi: provateci, non si rompe niente!
Per quelli che hanno dimestichezza con gli strumenti, la più grande risorsa è Internet. Un motore di ricerca, un po’ di buona volontà, trovare delle risorse gratuite dedicate a Scratch o ad altri linguaggi / giochi dedicati al coding e…leggere leggere leggere e poi fare fare fare. Giocare per primi per poi far giocare i bambini!