Il coding, un approccio vincente per una didattica rivolta al futuro – Intervista con Luca Raina

Luca Raina

Che cosa significa fare coding in classe, e quali sono i benefici per la didattica e l’apprendimento degli studenti? Alessandro Bogliolo e Marco Morello, ci hanno offerto nelle scorse settimane il loro punto di vista, proponendo utili spunti ai docenti che desiderano avvicinarsi a questa disciplina.

Oggi è il turno di Luca Raina, docente di Lettere di Scuola Secondaria con una grande esperienza di scuola digitale e didattica innovativa.

Il suo canale Youtube, App per prof, conta quasi 5.000 follower, ed è diventato un punto di riferimento per tanti insegnanti italiani che desiderano scoprire nuovi strumenti per la didattica in pochi minuti, spiegati in modo facile e accattivante e provati sul campo.

Qual è per te il ruolo e il contributo del coding in ambito didattico e quali competenze può sviluppare?

Nel prossimo futuro, statistiche alla mano, dovremo imparare a dare istruzioni alle macchine, usare algoritmi e confrontarci con una società sempre più automatica e digitale.
Il coding è un approccio vincente per sviluppare entrambe soft e hard skills.

Collaborazione, pensiero complesso, logica ed elasticità mentale. Credo che fare coding sarà sempre più intuitivo, liberando la creatività di alunni e docenti.

Condividi la visione del rettore dell’Università Bocconi, secondo cui “il coding è l’inglese dei nostri giorni”?

Come suggerisce Tomasin in un saggio breve ed illuminante (L’impronta umanistica) si tratta di un paragone inappropriato. Non parleremo coding e non ci sarà letteratura computazionale, per fortuna.

Tuttavia è indubbio che si creeranno opportunità lavorative per tutti coloro che sapranno cogliere i cambiamenti della società del prossimo futuro. E il coding è una delle competenze che, nel tempo, diventeranno di base. Non la si può ignorare.

Se potessi intervenire a livello istituzionale e legislativo, quali misure prenderesti per la diffusione del coding nelle classi?

Servono interventi di formazione e di sensibilizzazione per gli insegnanti. A livello istituzionale andrebbero chiarite le linee guida e interventi programmatici. Gli insegnanti devono essere liberi di sperimentare e seguire gli approcci didattici migliori in base alla loro esperienza e competenze.

Ma non possono essere lasciati soli. I pionieri hanno bisogno di essere supportati. E questo manca, a mio avviso, nel nostro paese: condivisione delle esperienze, valorizzazione dei docenti innovativi, chiarezza su quali dovranno essere le competenze da trasmettere e, ovviamente, come raggiungerle.

Cosa suggeriresti a un docente che vuole muovere i suoi primi passi nel coding? Da dove partire?

Il coding è più semplice di quanto si possa pensare. Il primo passo è superare le diffidenze. Occorre informarsi per capire quali competenze si possono sviluppare a scuola. E superato questo passaggio, serve iniziare a giocare sporcandosi le mani, magari iniziando con gli stessi alunni, attraverso dispositivi che siano intuitivi, economici e sicuri.

Su internet sono inoltre disponibili molte guide e risorse per approcciare il coding in modo facile e divertente, a partire dal linguaggio di programmazione grafico Scratch.