Perché fare coding a scuola? Tre ragioni per introdurlo nella didattica delle classi

Coding a scuola

Gianmario Verona, rettore dell’Università Bocconi, afferma che “il coding è l’inglese dei nostri giorni”, tanto da averlo reso obbligatorio per le matricole del suo ateneo.
Dan Crown visiting professor dell’Università di Leeds si è addirittura lanciato in un parallelo tra la mancata conoscenza del linguaggio dei computer e l’analfabetismo.

Potrebbero suonare soltanto come degli slogan, ma queste affermazioni misurano bene la crescente attenzione sul coding applicato alla didattica fin dalla scuola primaria, avallata anche da iniziative ministeriali come Programma il futuro.

I motivi sono diversi, e non soltanto in un’ottica di investimento per il futuro professionale. Abbiamo perciò scelto tre esempi per capire meglio le ricadute positive dell’insegnamento del coding a scuola.

Il coding aiuta a sviluppare le capacità di logica e analisi

Nel precedente post abbiamo analizzato il concetto di pensiero computazionale, ossia l’applicazione dei principi del pensiero informatico per la risoluzione di attività o problemi logici più o meno complessi.
Uno strumento cognitivo applicabile alle discipline scientifiche ma non solo, come evidenzia Alessandro Bogliolo su Agenda Digitale:

Questa capacità merita di essere coltivata e applicata in modo interdisciplinare perché costituisce una sorta di fertilizzante che prepara il terreno per l’uso consapevole della tecnologia e per la comprensione profonda degli aspetti computazionali delle attività che svolgiamo e della realtà che ci circonda.

Non si tratta solo di apprendere a programmare, ma di programmare per apprendere, utilizzando il coding a scuola come “laboratorio” per mettere in pratica nozioni altrimenti soltanto teoriche, facilitandone la verifica e la memorizzazione.

Mitch Resnick che ha creato con i suoi colleghi del MIT il celeberrimo linguaggio di programmazione grafico Scratch, ha raccontato ad esempio di come è riuscito a spiegare facilmente il concetto di “variabile” a uno studente, semplicemente attraverso l’inserimento di un punteggio nel videogame che aveva appena creato. Ma anche altri videogiochi, come il celebre Minecraft, sono stati usati con profitto a scuola per apprendere concetti di matematica, geometria e perfino storia o geografia.

Il coding insegna i valori della cooperazione e condivisione

Con l’introduzione del coding nella didattica i bambini imparano a collaborare tra loro per risolvere uno stesso problema, a mettere a disposizione le loro conoscenze e scoperte, prendendo spunto dai più bravi per i propri elaborati.
Una teoria confermata da Barbara Laura Alaimo, pedagogista e cofondatrice di Coderdojo Milano:

Il coding insegna ai bambini che copiare non è necessariamente una cosa brutta: apprendere dagli altri un modo di fare corretto, senza rubarlo ma riconoscendolo come tale, è una tappa importante di crescita. Utile anche a migliorare il confronto con i coetanei, perché ci si abitua ad accogliere il punto di vista diverso e a lavorare insieme sullo stesso progetto.

È in questo modo che operano le comunità scientifiche, dove le più importanti scoperte vengono raggiunte attraverso la condivisione dei progressi raggiunti con altri scienziati.

Ed è alla stessa maniera che lavorano i team di sviluppo dei software, confrontandosi e mettendo a disposizione quanto realizzato, permettendo ad altri sviluppatori di migliorarlo e integrarlo. Ulteriori esempi sono le pagine wiki, redatte in collaborazione da migliaia di utenti, e i software rilasciati in licenza creative commons, che chiunque può scaricare e modificare a piacere.

Il coding consente di esprimere se stessi attraverso la creatività

Fare coding a scuola permette ai bambini e ai ragazzi di migliorare le capacità di logica e analisi, ma è anche un potentissimo strumento per realizzare progetti creativi.

L’esempio più ovvio è lo sviluppo di un proprio gioco, partendo da una semplice idea, fino ad elaborarne obiettivi e funzionamento. Il coding permette però anche di realizzare musica o perfino opere d’arte, esprimendo attraverso il codice la propria sensibilità e personalità.

Inoltre:

– il coding permette di giocare e sperimentare, senza paura di sbagliare: l’errore, anzi, deve essere visto come parte stessa dell’apprendimento e del processo educativo, un’opportunità per trovare nuove idee e arrivare alla soluzione, anche attraverso il confronto coi propri compagni.

– il coding permette di imparare a creare con la tecnologia, e non solo interagire con essa: citando l’ex presidente degli U.S.A. Barak Obama: non giocare con un’App: creala. Un aforisma che sintetizza alla perfezione il pensiero del già citato Mitch Resnick, che creò Scratch proprio per aiutare i bambini -e non solo- a diventare essi stessi protagonisti attivi della tecnologia.

L’insegnamento del coding a scuola è quindi in grado di produrre benefici di lungo termine, spingendo i bambini ad apprendere meccanismi logici utili nel proseguo della loro carriera scolastica e personale, offrendo loro uno spunto per collaborare ed esprimersi attraverso la versatilità della tecnologia.